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11 Esperienze divertenti sui lavori estivi

…questo è il secondo post dei racconti più esilaranti sui lavori estivi. Se per qualche motivo sei finito su questa pagina in maniera inconsapevole, ti consiglio di leggere la prima parte, che si trova a questo link.

Lavori estivi – Lavorare come animatore/ animatrice

  • Quando sei di Satana

Ti capiterà sul lavoro di confrontarti con realtà diverse dalla tua come culture, nazionalità o religioni. Ad un altro matrimonio, nel mini club c’era una minoranza religiosa di Testimoni di Geova, due fratellini. Carini carini con due occhioni azzurri che appena mi hanno visto hanno saltellato, e tenendosi per mano gridavano:

– Tu sei di Satana! Noi siamo di Geova!

Ok a “Geova”, ma alla parola “Satana” che avresti fatto tu?

  • Il palloncino a forma di ali

Per diventare animatore dovrai saper realizzare almeno 6 o 7 forme esistenti con i palloncini. Dal classico cane alla spada, al fucile, alla corona, alle ali! Io ho dato un punteggio a tutti questi fatti e quello che merita il primo premio è senz’altro quello del bambino che a tutti i costi voleva le ali rosa. Non ho nulla in contrario a riguardo, i colori abbinati al genere sessuale sono una convenzione d’altronde.

Ho fatto volentieri queste ali al piccolo fagottino partenopeo che mi voleva tanto bene e che faceva tutto quello che gli dicevo. Appeno ho finito gli ho detto «Gennaro, adesso vola!». Quel giorno i bambini erano molti, doveva essere un weekend vicino a Ferragosto. Verso la fine della fila si ripresenta Gennaro sorridente, mentre mostra il ginocchio sbucciato. Sinceramente non sapevo collegare il sorriso ad una escoriazione, ma lui era sempre positivo: «Tu mi hai detto di volare e io ci ho provato, ma sono caduto…».

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Lavori estivi – Animatore

Lavori estivi – Lavorare come commessa/ commesso

Altro lavoro in cui si ha un contatto diretto con il cliente. Ci vogliono pazienza e capacità di interpretare se chi hai di fronte vuole davvero comprare e che tipo di articolo potrebbe volere. Sono cose che capirai con il tempo, ma sono sicura che un perditempo lo riconoscerai subito. L’importante è mantenere il sorriso sempre, anche quando ormai hai i crampi alle guance.

La mia classifica racchiude quattro esperienze fatte in negozio d’abbigliamento, alcune le riporto ma non le ho vissute in prima persona. Ecco quindi ilgirone finale del mio mondiale di fun facts, durato abbastanza da accettare che tu ne abbia saltato qualche punto:

  • La discriminante del tessuto caldo

Lavorando in estate, le richieste dei clienti saranno spesso rapportate al vantaggio di ottenere freschezza o comunque di evitare il calore. Nel mio caso ho incontrato una signora che, guardandosi intorno, ha preso dallo stand un abito in maglina fiorato. Dopo averlo ispezionato e prima di provarlo in camerino, mi ha chiesto speranzosa: «Ma infoca?». Io un po’ come davanti ai granchi di pollo, ma più incerta e spaesata, ho risposto di no, continuando a chiedermi se avessi risposto bene e se avessi capito appieno il significato del verbo “infocare”.

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“Ma infoca?”
  • SOS WC

Ogni negozio per norma deve avere un bagno agibile, anche se solo ad uso dello staff. Dovrai quindi saper gestire le richieste di chi ne ha bisogno e saper dire tassativamente di no nei casi evitabili. Dovrai essere invece di supporto di fronte a vere emergenze. Il mio caso non vede protagonista un cliente, ma una spensierata commessa novellina che entra in anticipo a lavoro, scuotendo con soddisfazione la chioma per lo zelo stacanovista.

Fin qui tutto normale e gratificante, se non che, la proprietaria mi ha accolta dal water con la porta aperta, tirando subito lo sciacquone e improvvisando parole di stupore. Uno sciacquone al posto di una campanella, un modo tutto indie per iniziare la giornata.

  • Urlare nel negozio

Se i tuoi titolari avranno bisogno di qualcuno che si occupi dell’intero negozio, ti troverai a ricoprire il ruolo di responsabile, quello che apre il negozio, mantiene l’ordine, risponde al telefono e fa i conti a fine serata.

Il negozio in questione io era piccolissimo e ci lavoravo solo io. Mi ritrovavo spesso a dover aprire da sola nei pomeriggi estivi, durante un orario ancora morto, quando per strada non c’era nessuno eccetto il sole. Una volta, mentre mi avvicinavo agli interruttori , ho avvertito una presenza oltre la vetrina. Questo signore passava avanti e indietro guardando dentro al negozio. Ad un certo punto è anche entrato e mentre si avvicinava sempre di più ho urlato a squarciagola.

Lui mi fa: «Volevo solo sapere se c’era mia moglie…» e io presa da spavento per la sua presenza ho risposto: «Non lo so, mi sono appena svegliata!». Ora, io non ho le prove che quel signore stesse davvero cercando la moglie, né che non si fosse accorto che il negozio era praticamente ancora chiuso. Ma mi chiedo cosa si provi davanti all’urlo di una commessa che poi si discolpa con una simile giustificazione (attendibile ma poco realistica in un negozio).

lavori estivi
L’importante è mantenere il sorriso sempre, anche quando ormai hai i crampi alle guance
  • Come me solo Shakira

Ecco finalmente l’ultima esperienza, prometto che questa è la più divertente di tutte e 11. Come ti dicevo all’inizio, avendo un contatto diretto con il cliente, dovrai cercare di interpretare le loro esigenze. Ti ritroverai di fronte chi cerca qualcosa e non la trova, ma anche davanti a chi non cerca nulla ma si compra tutto.

In questo caso, in negozio entravano spesso due anziane gemelle, che di anziano avevano solo l’età anagrafica. Perché per il resto avevano un look da fare invidia. Avevano uno stile etnico, indossavano molti gioielli, tutti di un certo valore. Parlavano molto di sé e ci spiegavano la storia dei loro anelli: uno era un serpente rosso di corallo e argento e sul pianeta ne erano rimasti solo due di cui uno era di Shakira.

“Solo io e Shakira”

Data la bizzarria delle gemelle potevo aspettarmi di tutto, ma un giorno ci stupirono. Prese dalla loro arte della moda, cominciarono ad accumulare veli colorato con frange di metallo per provarli frettolosamente. Avevano anche una certa audacia nel mostrarsi non del tutto vestite. Da quello che dicevano sembrava aspettassero qualcuno e non si fecero di certo scrupolo ad uscire dal negozio con i loro abbronzati e tristi capezzoli al vento. Sì, hai letto bene. Fuori dal negozio senza maglietta né reggiseno.

Le indomabili gemelle romane amiche di Shakira, marchiarono per sempre il territorio con quel gesto che nessuno riuscì a replicare.

Non mi dire che questa non è stata la storia migliore, quelle con il finale inaspettato lo sono sempre. Io ti ringrazio per aver letto questi lunghi post e come sempre ti chiedo un feedback qualsiasi da commentare. Avrai sicuramente una storia più divertente della mia, perché non sfidarci?

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Ti aspetto, ciao

Debora



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